Azione Ipocolesterolemizzante dei funghi

I funghi medicinali sono da secoli utilizzati nella Medicina Tradizionale Cinese per promuovere il benessere dell’organismo e dare efficace supporto qualora questo si trovi ad affrontare uno stato patologico. I funghi sono degli organismi a sé, accomunabili ai vegetali, vista la loro capacità di riprodursi tramite spore (come le alghe, i muschi e le felci), e agli animali, non essendo in grado di produrre da se le sostanze nutritive di cui necessitano, ma ricavandole da altri organismi (eterotrofi saprofiti, simbionti o parassiti).

Le loro principali azioni sull’organismo umano sono dovute alla presenza di particolari zuccheri complessi, i polisaccaridi, che hanno come peculiarità la capacità di modulare il sistema immunitario e svolgere diverse altre funzioni che permettono il mantenimento di uno stato di omeostasi del corpo. I betaglucani, in particolare, hanno una spiccata tendenza a regolare l’attività immunitaria e permetterne una risposta efficace qualora vi sia l’aggressione di agenti patogeni esterni o vi siano neoformazioni tumorali.[1] C’è, però, un interessante effetto benefico che questi straordinari microorganismi riescono ad espletare e che sempre più sta suscitando l’interesso del campo medico: l’azione ipocolesterolemizzante.

I betaglucani sopracitati, oltre ad avere una forte azione immunomodulante, sono in grado di ridurre i livelli di colesterolo dell’organismo tramite la riduzione dell’assorbimento intestinale di colesterolo e degli acidi biliari (i betaglucani si legano a colesterolo e agli acidi biliari impedendone o rendendo assai difficoltoso il loro assorbimento) e riducendo la sintesi di colesterolo nel fegato e favorendo la produzione di acidi biliari.[2] Proprio per il loro alto contenuto di betaglucani che compongono la parete cellulare, i funghi sono in grado di svolgere questa importante azione benefica e, in particolare, alcuni funghi ne fanno un vero e proprio “cavallo da battaglia” che qui di seguito andremo ad elencare.

Ganoderma lucidum. Conosciuto in Asia, e ormai anche nel Mondo, con il nome di Reishi, ha straordinarie proprietà immunomodulanti[3] e antiaggreganti[4], ma possiede anche un notevole effetto ipocolesterolemizzante tramite la riduzione della sintesi epatica dello stesso, la riduzione del livello di trigliceridi e l’aumento dei livelli della lipoproteina HDL.[5]
Grifola frondosa. Conosciuto anche con il nome di Maitake, questo fungo possiede una notevole azione ipolipidemizzante[6] e ipocolesterolemizzante. Uno studio su modelli animali, alimentati con una dieta ricca di grassi e supplementazione di polvere di Maitake, ha dimostrato che questo fungo era in grado di ridurre i livelli della lipoproteina VLDL e del colesterolo totale, mantenendo inalterati i valori di HDL. Inoltre, inibiva l’accumulo di grassi a livello epatico, con conseguente riduzione del colesterolo totale.[7]
Lentinula edodes. Conosciuto anche con il nome di Shiitake, questo fungo dell’ordine delle Agaricales è in grado di ridurre i livelli della lipoproteina LDL, l’accumulo di grassi e favorire la riduzione del colesterolo nell’organismo. Uno studio ha dimostrato come una dieta ipercalorica e ad alto contenuto di grassi può inibire l’espressione del citocromo P450 7A1 (CYP7A1) nel fegato, una emoproteina indispensabile per la detossificazione dell’organismo, aumentando i livelli nel siero di T-CHO, LDL e trigliceridi. Lo Shiitake può aiutare a regolare il metabolismo lipidico, suggerendo che questo fungo sia in grado di migliorare l’ipercolesterolemia nei topi regolando l’espressione di CYP7A1 nel fegato.[8]
Pleurotus ostreatus. Conosciuto con il soprannome di “fungo ostrica”, è famoso per possedere un importantissimo componente: la lovastatina. Questa statina è presente in grandi quantità nel Pleurotus e nel riso rosso fermentato ed è già utilizzata, come farmaco, per la cura dell’ipercolesterolemia. Uno studio ha dimostrato che una dieta al 5% con polvere di corpi fruttiferi di Pleurotus ostreatus, in ratti ipercolesterolemici, ha ridotto la concentrazione plasmatica di colesterolo totale, trigliceridi, lipoproteine a bassa densità (LDL), lipidi totali, fosfolipidi del 50% rispettivamente. Un’alimentazione con Pleurotus ha anche significativamente ridotto il peso corporeo nei ratti ipercolesterolemici. I risultati suggeriscono che un 5% di Pleurotus ostreatus come supplemento nella dieta ha fornito benefici per la salute agendo sul profilo lipidico aterogenico nei ratti ipercolesterolemici.[9]

Fonti bibliografiche

          1. Akramiene D, Kondrotas A, Didziapetriene J, Kevelaitis E. Effects of beta-glucans on the immune system. Medicina (Kaunas). 2007;43(8):597-606.
          2. Rondanelli M, Opizzi A, Monteferrario F. The biological activity of beta-glucans. Minerva Med. 2009 Jun;100(3):237-45.
          3. Seema Patel and Arun Goyal. Recent developments in mushrooms as anti-cancer therapeutics: a review. Published online 2011 Nov 25. doi: 10.1007/s13205-011-0036-2
          4. Boh B, Berovic M, Zhang J, Zhi-Bin L. Ganoderma lucidum and its pharmaceutically active compounds. Biotechnol Annu Rev. 2007;13:265-301.
          5. A Berger, D Rein, E Kratky, I Monnard, H Hajjaj, I Meirim, C Piguet-Welsch, J Hauser, K Mace and P Niederberger. Cholesterol-lowering properties of Ganoderma lucidum in vitro, ex vivo, and in hamsters and minipigs. Published online 2004 Feb 18. doi: 10.1186/1476-511X-3-2.
          6. Mayell M. Maitake extracts and their therapeutic potential. Altern Med Rev. 2001 Feb;6(1):48-60.
          7. Ivo Bianchi. Micoterapia, i funghi medicinali nella pratica clinica. Nuova Ipsa Editore. 2008. pp 260.
          8. HYUN YANG, INHO HWANG, SUN KIM, EUI-JU HONG, and EUI-BAE JEUNG. Lentinus edodes promotes fat removal in hypercholesterolemic mice. Exp Ther Med. 2013 Dec; 6(6): 1409–1413. Published online 2013 Oct 8. doi: 10.3892/etm.2013.1333
          9. Nuhu Alam, Ki Nam Yoon, Tae Soo Lee, and U Youn Lee. Hypolipidemic Activities of Dietary Pleurotus ostreatus in Hypercholesterolemic Rats. Mycobiology. 2011 Mar; 39(1): 45–51. Published online 2011 Mar 23. doi: 10.4489/MYCO.2011.39.1.045