La Sindrome Metabolica

In ambito medico, per "sindrome metabolica" si intende una condizione clinica in cui vi è un altro rischio di formazione di problemi cardiovascolari, disturbi metabolici (diabete, acidosi, resistenza insulinica, etc.) e steatosi epatica. Ci sono molte controversie sulla corretta definizione di questo termine, molti la indicano come Sindrome dismetabolica, altri come Sindrome X o di Reaven, Plurisindrome metabolica, Sindrome cardiometabolica, etc. e per definirla si utilizzano diversi criteri:
1. Secondo il National Cholesterol Education Program (NCEP) Expert Panel on Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult Treatment Panel III) ci deve essere la presenza di tre o più dei seguenti disordini:

        • Obesità centrale (Circonferenza Vita ? 102 cm, Maschi; ? 88, Femmine)
        • Alterata Regolazione Glicemica (Glicemia a digiuno ? 110)
        • Ipertensione arteriosa (PA ?130/85)
        • Ipertrigliceridemia (? 150 mg/dl)
        • Basso livello di colesterolo HDL (< 40 mg/dl, Maschi; < 50, Femmine)

2. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ci deve essere un'alterazione dei livelli di glucosio nel sangue o insulino-resistenza, oltre a due dei seguenti criteri:

        • Ipertensione arteriosa (PA ?160/90) o assunzione di anti-ipertensivi
        • Ipertrigliceridemia (? 150 mg/dl)
        • Basso livello di colesterolo HDL (< 35 mg/dl, Maschi; < 39 mg/dl, Femmine)
        • Obesità centrale (WHR >0.9, Maschi; > 0.85, Femmine e/o BMI >30)
        • Microalbuminuria (U-AER >20?g/min o rapporto albumina/creatinina >20mg/g)

3. Secondo il The European Group for the Study of Insulinic Resistence, l'insulino-resistenza o l'iperinsulinemia e due dei seguenti criteri

        • Alterata glicemia a digiuno (tra 110 e 126 mg/dl
        • Ipertensione arteriosa (PA ?140/90)
        • Ipertrigliceridemia (? 115 mg/dl)
        • Basso livello di colesterolo HDL (< 39 mg/dl)
        • Obesità centrale (Circonferenza Vita ? 94 cm, Maschi; ? 88, Femmine)

Nel 2005, l'IFD (International Diabetes Federation) ha rivisto i criteri diagnostici, proponendo come metodo per identificare la patologia la presenza, nello stesso paziente, di due dei seguenti disordini, ovvero (NB: a questi si aggiunge un importante fattore di rischio, l'età, che è determinante a partire dai 45 anni negli uomini e dai 55 nelle donne):

        1. Glicemia a digiuno oltre i 100 mg/dl
        2. Ipertensione arteriosa, con valori oltre i 130/85 mmHg o terapia ipotensivante
        3. Ipertrigliceridemia oltre i 150 mg/dl
        4. Basso livello di colesterolo HDL, con valori di 40 mg/dl nei maschi, 50 mg/dl nelle femmine o terapia ipolipemizzante
        5. Una circonferenza vita oltre i 94 cm nei maschi, 80 cm nelle femmine (per i pazienti di etnia Europide; i parametri variano in base al gruppo etnico di appartenenza)

La Sindrome Metabolica, o "sindrome X" o sindrome da "resistenza insulinica", è un termine coniato dal Prof. Gerald Raven, dell'Università di Stanford nel 1987, e si riferisce ad un insieme di "sintomi": obesità addominale, ipertensione, dislipedemia, iperglicemia e resistenza insulinica. Nel mondo si stima una prevalenza della sindrome metabolica del 25% tra la popolazione adulta. Negli Stati Uniti tra gli ultrasessantenni é approssimativamente del 45% e le ultime stime parlano del 60%. Tre milioni di accessi in Google e 41 mila pubblicazioni in Pubmed che risultano da una ricerca per il termine ¨Metabolic Syndrome¨ sono una indicazione del crescente livello di interesse per questo disturbo.
La strategia migliore per dare supporto a questa condizione è la corretta alimentazione: cibi ricchi di zuccheri, conservanti, coloranti, lieviti, pretrattati, raffinati, abbondanti porzioni di alimenti derivanti da animali (soprattutto carne e latticini) sono tra le principali cause, mentre un'alimentazione integrale, ricca di prodotti naturali, non trattati ed equilibrati è la chiave per non incappare in questo stato patologico. La nutraceutica, negli ultimi anni, ha fatto notevoli passi avanti proponendo uno stile di vita idoneo a ridurre la probabilità di manifestarsi della sindrome metabolica e con l'utilizzo di superfood , nutraceutici e integratori riesce a dare un valido supporto. I funghi medicinali possono essere molto utili allo scopo:

        1. Il Ganoderma lucidum (Reishi) è da sempre utilizzato in MTC per il suo effetto benefico sull'organismo; in particolare, i suoi componenti hanno dimostrato avere un effetto ipoglicemico negli animali. In uno studio più recente, la somministrazione orale dell'estratto acquoso di Reishi, per 4 settimane, è stato in grado di abbassare i livelli di glucosio nel siero in topi obesi/diabetici con effetti osservabili dopo la prima settimana di trattamento (Seto et al., 2009). Dopo il trattamento, i livelli di insulina nel siero sono aumentati (rispetto al gruppo diabetico non trattato) e i livelli di glucosio sono diminuiti in modo dose-dipendente. In uno studio riportato in letteratura, 71 pazienti adulti con confermato diabete mellito tipo 2 sono stati trattati con Ganopoly (frazioni di polisaccaridi estratti dal Ganoderma lucidum). I pazienti hanno ricevuto Ganopoly o placebo per via orale a 1800 mg, tre volte al giorno per 12 settimane. Emoglobina glicosilata e la glicemia sono diminuite in modo significativo dopo 12 settimane, indicando un effetto ipoglicemico dell'estratto (Gao, Lan et al., 2004). Nel complesso, i dati provenienti da diversi studi suggeriscono che l'assunzione di questo fungo aiuta a modulare i livelli di glucosio nel sangue. (Sissi Wachtel-Galor, John Yuen, John A. Buswell, and Iris F. F. Benzie. A Medicinal Mushroom).
        2. La Grifola frondosa (Maitake) è le sostanze bioattive presenti in Maitake possono migliorare i sintomi del diabete, migliorando la tolleranza al glucosio (Horio H, Ohtsuru M. Maitake (Grifola frondosa) improve glucose tolerance of experimental diabetic rats. J Nutr Sci Vitaminol (Tokyo). 2001 Feb;47(1):57-63).
        3. La Lentinula edodes (Shiitake) è un nutraceutico estremamente basificante; i sali minerali contenuti, in particolare ferro, manganese, potassio, calcio, magnesio, rame, fosforo e zinco, lo rendono un ottimo alcalinizzante atto a contrastare efficacemente l'acidosi metabolica. Oltre a ciò, le fibre alimentari che compongono questo fungo rafforzano questo meccanismo di basificazione sull'organismo.
        4. L'Agaricus blazei Murrill (AbM) promuove una significativa riduzione del colesterolo totale, senza causare variazioni della lipoproteina HDL, nonché nell'indice aterogenico e questo effetto è più pronunciato nel siero; è efficace nel migliorare il profilo lipidico e non ha alcun effetto epatotossico (de Miranda AM, Ribeiro GM, Cunha AC, Silva LS, dos Santos RC, Pedrosa ML, Silva ME. Hypolipidemic effect of the edible mushroom Agaricus blazei in rats subjected to a hypercholesterolemic diet. J Physiol Biochem. 2014 Mar;70(1):215-24. doi: 10.1007/s13105-013-0295-y. Epub 2013 Nov 8). Inoltre, i beta-glucani estratti da questi fungo sono stati segnalati per ridurre la glicemia, trigliceridi e livelli di colesterolo e presentare un'azione insulino-simile. (Niwa A, Tajiri T, Higashino H. Ipomoea batatas and Agarics blazei ameliorate diabetic disorders with therapeutic antioxidant potential in streptozotocin-induced diabetic rats. Journal of Clinical Biochemistry and Nutrition. 2011;48(3):194–202).
        5. Il Coprinus comatus ha un effetto inibitorio sulla differenziazione degli adipociti, con conseguente significativa diminuzione dell'accumulo di lipidi attraverso la regolazione di diversi fattori di trascrizione adipociti-specifici. (Park HJ, Yun J, Jang SH, Kang SN, Jeon BS, Ko YG, Kim HD, Won CK, Kim GS, Cho JH. Coprinus comatus cap inhibits adipocyte differentiation via regulation of PPAR? and Akt signaling pathway. PLoS One. 2014 Sep 2;9(9):e105809. doi: 10.1371/journal.pone.0105809. eCollection 2014).
        6. Il Pleurotus ostreatus, se consumato intero, è in grado di diminuire l'assorbimento di colesterolo di quasi il 16%, al contrario dell'estratto che non sembra avere un effetto significativo a riguardo. Inoltre, sia il frutto intero sia l'estratto, sono in grado di aumentare il tasso catabolico della frazione di colesterolo plasmatico (Bobek P, Ozdín L, Kuniak L. Effect of oyster mushroom (Pleurotus Ostreatus) and its ethanolic extract in diet on absorption and turnover of cholesterol in hypercholesterolemic rat. Nahrung. 1996 Aug;40(4):222-4).

Sono solo alcuni esempi di ciò che la micoterapia può dare a questo scopo. Indispensabile è, però, prendersi cura del proprio corpo con l'alimentazione in primis e, se questo non fosse sufficiente, dare un valido supporto con nutraceutici e alimenti funzionali come i funghi e i fitocomplessi.